Chiesa nel mondo · 4 novembre 2026
Cinque frati francescani spagnoli proclamati beati a Savannah
Cinque religiosi francescani di origine spagnola, assassinati nel 1597 durante una missione tra il popolo indigeno Guale lungo la costa di ciò che oggi è lo stato della Georgia, sono stati proclamati beati durante una cerimonia svoltasi a Savannah il 31 ottobre. La liturgia è stata presieduta dal cardinale Frank Leo, arcivesco metropolitano di Toronto, che ha agito in qualità di legato pontificio. Il cardinale ha trasmesso i saluti e la vicinanza del Papa Leone XIV ai presenti. Nella sua omelia, il presule ha descritto i frati, noti collettivamente come i martiri della Georgia, come testimoni luminosi del Vangelo, la cui vita e morte continuano a ispirare la Chiesa. I cinque religiosi, Pedro de Corpa, Blas Rodríguez, Miguel de Añon, Antonio de Badajóz e Francisco de Veráscola, avevano lasciato la Spagna alla fine del XVI secolo per predicare il Vangelo e servire le comunità Guale. La loro morte è avvenuta in seguito a una rivolta scoppiata nel 1597, dopo che il frate Pedro de Corpa si era opposto alla decisione del capo Guale Juanillo di prendere una seconda moglie, in contrasto con l'insegnamento cristiano sul matrimonio.
La violenza si è poi estesa ad altre missioni francescane, dove altri quattro compagni sono stati uccisi. La Chiesa ha riconosciuto i cinque frati come martiri nel gennaio 2025, quando Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto corrispondente, aprendo la strada alla beatificazione. Il cardinale Leo ha sottolineato che il riconoscimento non è solo un onore per la Chiesa locale, ma un dono per la Chiesa universale. Ha ricordato le parole di San Giovanni Paolo II, secondo cui il martirio rappresenta un dono speciale dello Spirito Santo e una fonte di grazia per tutti. La beatificazione è stata collegata al 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti e all'800° anniversario della morte di San Francesco d'Assisi. Il cardinale ha evidenziato tre aspetti del loro testimonianza: la risposta alla chiamata universale alla santità, la difesa della dignità umana e della sacralità del matrimonio, e l'impegno nell'evangelizzazione attraverso il dialogo e la carità.
I missionari consideravano la vocazione come un invito a servire gli altri, anche a costo della propria vita. Il cardinale ha invitato i fedeli a riflettere su come il loro esempio possa ispirare la Chiesa a lavorare per l'unità e la riconciliazione, ricordando che la polarizzazione non viene da Dio. Ha incoraggiato la preghiera e azioni concrete di carità, esortando famiglie, parrocchie e istituzioni a rinnovare il loro impegno per l'evangelizzazione. Infine, ha invitato i cristiani a condividere la fede con coraggio, fedeltà e gioia, affermando che ci sono ancora oggi cose per le quali vale la pena vivere e morire.