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Chiesa nel mondo · 15 settembre 2026

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Valutazione del rapporto del Korea Theological Seminary sui sermoni del pastore Son Hyun-bo

a tall building with a clock on the top of it
João Henrique / Unsplash

L'Assemblea Generale della denominazione Kosin ha incaricato il dipartimento di teologia e il consiglio dei professori del Korea Theological Seminary di condurre una ricerca sui sermoni a tema politico del pastore Son Hyun-bo, tenuti tra il 5 e il 26 gennaio 2025, nonché sulle sue attività politiche e sulla partecipazione della chiesa alla politica. Tale incarico è stato assegnato il 27 settembre 2025 su richiesta dei presbiteri di Seoul Jungbu, Jeolla e Chungcheong Seobu.

Il rapporto prodotto dal consiglio dei professori dopo circa un anno di studi è stato accolto con critiche e accuse da parte dei sostenitori del pastore Son attraverso i media cristiani online. Tuttavia, l'analisi del documento rivela una struttura logica obiettiva basata su sillogismi, deduzioni, induzioni e analisi critica. Per l'analisi dei sermoni, il consiglio ha utilizzato otto criteri definiti dalla Confessione di fede di Westminster, dalla Confessione Maggiore e dal Catechismo Minore, che riguardano il soggetto, lo strumento, il luogo, il contenuto, il metodo, l'efficacia, lo scopo e il rapporto tra predicazione e disciplina della chiesa.

Secondo l'analisi, i sermoni del pastore Son si sono allontanati dai punti focali dei testi biblici per trattare direttamente la politica attuale della Corea del Sud, concentrandosi sulla critica a politici specifici. Il rapporto evidenzia che il pastore Son ha stabilito preventivamente conclusioni politiche, utilizzando i testi biblici come strumenti ausiliari. È stato inoltre rilevato che lo scopo di tali sermoni non era la conversione e la santificazione dei peccatori, ma la creazione di un senso di crisi politica e l'organizzazione di un'opposizione verso specifiche forze politiche, ignorando i principi teologici della denominazione Kosin.

Il consiglio dei professori ha inoltre contestato l'argomentazione secondo cui i predicatori moderni possano denunciare il potere politico come facevano i profeti dell'Antico Testamento. Il rapporto sottolinea che Son ha ignorato la differenza tra l'autorità della rivelazione diretta dei profeti in una teocrazia e il ruolo del predicatore contemporaneo come interprete della Parola scritta. Viene inoltre evidenziato l'errore logico nel giustificare l'atto della predicazione in pubblico come una pratica di fede sociale, confondendo l'ambito normativo del ministero pastorale con l'ambito etico della pratica sociale.