Chiesa nel mondo · 1 ottobre 2026
Papa Leone XIV a Metz: l'Europa deve ritrovare le sue radici
Il Papa Leone XIV ha parlato lunedì 28 settembre al Robert Schuman Conference Center di Metz durante il meeting "Alle radici d'Europa, per la pace e l'unità", nell'ambito della sua visita apostolica in Francia. La città di Metz e la Mosella hanno un legame speciale con Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell'Europa moderna. Qui ha vissuto per molti anni, è sepolto e da qui ha tratto esperienze che hanno contribuito alla celebre dichiarazione Schumana del 9 maggio 1950, che ha gettato le basi del processo di integrazione europea. L'Europa è più di una realtà geografica Il Papa ha descritto l'Europa soprattutto come "una realtà culturale e storica" piuttosto che semplicemente geografica. Il continente è stato modellato dagli incontri tra diversi popoli e culture e ha fiorito quando ha saputo valorizzare il meglio del suo passato e rinnovarlo attraverso il confronto con gli altri. Un elemento centrale di questo patrimonio è il cristianesimo. Il Papa ha sottolineato in particolare la santità Benedetto, patrono d'Europa, e la tradizione benedettina, che ha contribuito all'assistenza ai poveri e malati, all'istruzione, alle università, alla scienza, all'architettura e all'organizzazione sociale. "Non possiamo parlare dell'Europa senza menzionare il cristianesimo", ha affermato il Papa, facendo riferimento alla convinzione di Robert Schuman che il cristianesimo ha sottolineato l'uguaglianza di tutti gli uomini e la dignità del lavoro. Riconoscere il debito dell'Europa verso il cristianesimo non è solo una questione religiosa. Aiuta l'Europa a comprendere che l'apertura dell'uomo al trascendente è "una parte costitutiva dell'uomo e una fonte viva di civiltà". Ritorno alle radici e apertura al dialogo Oggi in un'Europa multiculturale il Papa ha indicato la necessità di un doppio movimento: riscoprire le proprie radici e aprirsi al dialogo. Questo è essenziale per rimettere l'uomo al centro e dare contenuto reale ai concetti di "libertà, democrazia, pace e unità".
Il Papa ha anche sottolineato l'importanza di un equilibrio tra i diritti e i doveri dell'uomo verso gli altri e il bene comune. Il Papa ha poi affrontato la questione della migrazione, definendola una nuova tappa nella lunga storia di incontri tra popoli e culture europee. Ha ribadito il suo precedente appello a "percorsi legali e sicuri, soccorso e assistenza, vera cooperazione contro i trafficanti di esseri umani, protezione efficace per le vittime" e a processi seri di accoglienza e integrazione. Ma l'accoglienza non basta, ha precisato: "Accogliere una persona significa integrarla come se fosse parte della propria famiglia", ha detto il Papa. "La guerra è tornata, anche in Europa" La parte più grave del discorso è stata dedicata a pace e guerra. Le esperienze di Schuman mostrano come ex nemici possano scegliere il perdono e riconoscere la necessità reciproca. "Oggi, purtroppo, la guerra è tornata, anche in Europa: un nuovo "massacro senza senso" che ogni giorno richiede innumerevoli vite civili", ha affermato il Papa. Ha invitato l'Europa a riscoprire il cammino della negoziazione e del dialogo paziente: "Dobbiamo impegnarci in un dialogo paziente, mostrare coraggio nelle trattative e essere pronti a rinunciare a certe posizioni per il bene maggiore della pace." Avverte contro l'illusione dell'armamento Il Papa ha, nel frattempo, avvertito che la ricerca della pace non deve confondersi con una "pacifismo ingenuo". Creare pace richiede azioni concrete e attive. Tuttavia, ha lanciato una chiara avvertenza contro la fiducia nell'armamento militare. "Dobbiamo anche guardare con cautela l'illusione che l'armamento sia la risposta", ha detto, invitando l'Europa a interrogarsi sulla strada che il continente sta percorrendo: "Oggi dobbiamo chiederci se stiamo davvero facendo "sforzi creativi" per promuovere la pace mondiale, o se ci limitiamo a "fermare l'ondata di guerra" e a prepararci meglio ai conflitti che prevediamo arriveranno." La visione di Schuman, secondo il Papa, è quella di un'Europa che preferisce il dialogo alla guerra armata e in cui le risorse sono condivise in modo che la guerra diventi "non solo inammissibile ma materialmente impossibile".
Difesa dello Stato di diritto Il Papa ha difeso anche lo Stato di diritto e il multilateralismo, che si basano sull'uguaglianza reale degli Stati e costituiscono "il miglior contrappeso alla volontà di dominare, alla base di ogni conflitto". Ha inoltre avvertito che i rapporti tra persone e Stati sono diventati più grevi: "Il valore di mantenere la parola data è svalutato; invece le persone vantano menzogne e inganni." L'Europa può contribuire a interrompere questa tendenza. Le esperienze dell'Europa negli ultimi 80 anni dimostrano che opinioni e interessi opposti possono essere gestiti attraverso incontri anziché conflitti. Ai giovani d'Europa: "Non temete il futuro" Nel finale del suo discorso il Papa si è rivolto in particolare ai giovani, ai quali ha detto di essere chiamati a costruire l'Europa di oggi e di domani. "Abbiate il coraggio di assumervi responsabilmente il compito di promuovere la pace, nei vostri cuori, nelle vostre relazioni, nelle vostre famiglie, nelle scuole e nelle università, nelle vostre città e nei vostri paesi e in tutta l'Europa." Il Papa ha proseguito con una serie di inviti diretti: "Non cedete alla mentalità della violenza e dell'oppressione… Amate la vita in ogni istante e non temete il futuro!"; "Non temete di formare una famiglia e di avere figli e di "difendere la dignità di ogni uomo, dalla fecondazione alla morte"; "Lavorate per il bene delle vostre comunità, anche attraverso l'impegno politico"; "Siate i costruttori della comunità!". Con i giovani che assumono questo compito, l'Europa potrà rimanere radicata nel suo patrimonio e, nel contempo, continuare a fiorire e a ispirare il mondo.