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Chiesa nel mondo · 28 ottobre 2026

Il Patriarca Bartolomeo I condanna l'ipocrisia della Chiesa russa e difende l'unità ortodossa

a group of people sitting in a room
Kati Hoehl / Unsplash

Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I ha accusato pubblicamente la Chiesa ortodossa russa di giustificare la guerra contro l'Ucraina, definendo ipocriti gli attori ecclesiastici che sostengono il conflitto. Contemporaneamente, il leader spirituale ha ribadito la validità del riconoscimento della Chiesa ortodossa dell'Ucraina e ha lanciato un appello per preservare l'unità dei fedeli ortodossi nonostante le tensioni geopolitiche attuali.

In occasione del trentacinquesimo anniversario della sua elezione a capo della Chiesa ortodossa, avvenuta il ventidue ottobre millenovecentonovantuno come duecentosettantesimo successore dell'apostolo Andrea, i media greci hanno dedicato ampia attenzione alla figura di Bartolomeo I. Il canale televisivo pubblico ERT ha trasmesso un documentario dettagliato che ripercorre la vita del patriarca, nato con il nome civile di Dimitrios Archondonis il ventinove febbraio millenovecentoquaranta sull'isola di Imbros, nel Mar Egeo turco, e ora residente nel quartiere di Phanar a Istanbul. Durante le interviste concesse al giornale Kathimerini e alla rivista Books' Journal, Bartolomeo I ha espresso il suo desiderio principale per il futuro, ovvero la riapertura della Scuola Teologica di Halki, chiusa dalle autorità turche nel millenovecentosettantuno in base a una legge sulla statalizzazione delle istituzioni private.

La questione del conflitto in Ucraina rimane centrale nel magistero attuale del patriarca, che ha respinto fermamente l'idea che la concessione dell'autocefalia alla Chiesa ucraina nel dicembre duemiladiciotto abbia causato l'invasione militare. Bartolomeo I ha sottolineato come la guerra sia scoppiata indipendentemente dalle decisioni ecclesiastiche e ha criticato aspramente il tentativo di scaricare le responsabilità su altri per giustificare l'ingiustificabile. Secondo le sue parole, l'invasione russa ha smascherato l'ipocrisia di quei leader religiosi in Russia che pretendevano di preoccuparsi dei credenti ucraini mentre benedicevano i bombardamenti contro la popolazione civile, definendo il conflitto come santo e cercando di fornirne una base teologica e metafisica.

Il patriarca ha chiarito che la decisione di concedere l'autocefalia nel gennaio duemiladiciannove fu un atto puramente ecclesiastico, motivato dalla necessità di ripristinare l'unità dei credenti ortodossi in una nazione sofferente. Questo processo ha coinvolto l'invito ai vescovi di tre chiese ortodosse ucraine a partecipare a un concilio fondativo, sebbene la Chiesa ortodossa ucraina legata a Mosca abbia rifiutato l'unione sotto l'autorità di Costantinopoli, con solo due vescovi che si sono uniti alla nuova struttura. Bartolomeo I ha ricordato che questo approccio segue il precedente stabilito per il riconoscimento di altre chiese locali più giovani che in passato rientravano nella sua giurisdizione.

Oltre alla critica verso Mosca, il patriarca ha espresso solidarietà al popolo ucraino, pregando per la pace, la giustizia e la fine di quella che ha definito una guerra empia, ricordando le vittime, i dispersi, i rifugiati e le chiese distrutte dalle bombe russe. Egli ha inoltre sottolineato l'importanza di mantenere buone relazioni tra Grecia e Turchia, auspicando una convivenza pacifica tra i due popoli senza alti e bassi nelle relazioni diplomatiche. La visione di Bartolomeo I sull'ortodossia non la considera come un insieme di chiese locali indipendenti, ma come un'unica chiesa santa, cattolica e apostolica, ruolo che ha ribadito anche durante una recente visita a Sofia per commemorare san Giovanni di Rila, nel contesto di storiche tensioni tra le chiese di Bulgaria e Grecia.