Chiesa nel mondo · 23 ottobre 2026
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Il cardinale Kuvakad definisce la nonviolenza un impegno coraggioso per la giustizia e la pace
Il cardinale George Jacob Kuvakad, presidente del Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso, ha affermato che la nonviolenza non è un segno di debolezza, ma rappresenta un impegno coraggioso per la giustizia, la riconciliazione e la pace. Il porporato ha espresso queste parole durante un intervento tenuto lunedì 19 ottobre al Parlamento britannico a Londra, nell'ambito della cerimonia della Giornata della Nonviolenza organizzata dall'istituzione del giainismo. Il cardinale ha sottolineato che in un mondo ferito da guerre, odio e danni ambientali, la nonviolenza offre un messaggio potente e attuale. Ha rivolto il suo discorso ai maestri spirituali giainisti, ai rappresentanti di diverse tradizioni religiose, ai legislatori e ai lavoratori per la pace, evidenziando l'importanza condivisa della nonviolenza sia nel giainismo che nel cristianismo. Ha inoltre richiamato l'attenzione sui quarant'anni di dialogo tra la comunità giainista e il Vaticano.
Il cardinale Kuvakad ha spiegato che il principio della nonviolenza deriva dalla parola sanscrita ahimsa, che significa non causare danno o ferita a qualsiasi essere vivente, non solo attraverso azioni fisiche, ma anche attraverso pensieri e parole. Ha notato che questo concetto è strettamente legato alla tradizione indiana di Mahatma Gandhi, che ha trasformato la nonviolenza in un mezzo attivo per il cambiamento sociale e politico. Il cardinale ha descritto il giainismo come la religione con la comprensione più profonda e ferma della nonviolenza, basata sulla promessa di non arrecare danno agli esseri viventi attraverso il pensiero, la parola e l'azione. Ha dichiarato che la nonviolenza non è indifferenza, ma una risposta attiva al male con il bene, richiamando l'insegnamento di papa Benedetto XVI e l'appello di papa Francesco ad adottare la nonviolenza attiva come stile di vita.
Il porporato ha tracciato la storia delle relazioni tra la comunità giainista e il Vaticano, che sono iniziate nel 1986 quando papa Giovanni Paolo II invitò il maestro spirituale giainista Acharya Shri Tulsi al storico incontro interreligioso per la pace ad Assisi. Questo invito ha dato inizio a una serie di incontri, tra cui un incontro nel 1995 tra papa Giovanni Paolo II e una delegazione giainista internazionale, e colloqui formali nel 2011 con il Consiglio pontificio per il dialogo interreligioso. Nel corso degli anni, le due comunità hanno collaborato su questioni come la nonviolenza, la vita familiare, lo sviluppo sostenibile, la cura del mondo e la pace. Il cardinale ha affermato che ciò che è iniziato con incontri sporadici si è trasformato in quarant'anni in un rapporto istituzionale di rispetto, fiducia e cooperazione.
Il discorso del cardinale è arrivato in vista della conferenza giaino-cattolica prevista per il 20 ottobre, che descrive come un'ulteriore opportunità di dialogo, riflessione e amicizia. Ha anche ricordato l'ottocentesimo anniversario di san Francesco d'Assisi, celebrato dalla Chiesa cattolica quest'anno, e il quarantesimo anniversario dell'incontro di Assisi del 1986, che si terrà il 27 ottobre. Il cardinale ha sottolineato che san Francesco è un modello di pace, semplicità, fratellanza e cura del mondo, valori che risuonano con la visione giainista di considerare tutti gli esseri viventi come fratelli e sorelle interdipendenti. Ha esortato le comunità religiose a fungere da ponti invece che da strumenti di divisione, richiamando l'appello di papa Leone XIV a diventare il lievito dell'unità in un mondo diviso. Il cardinale ha concluso congratulandosi con il dottor Abhay Firodiya, vincitore del Premio per la Nonviolenza di quest'anno, e invitando tutti a calmare i propri cuori e a procedere con la grande idea della nonviolenza.