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Persecuzione · 5 novembre 2026

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Profanata una chiesa maronita nel nord di Israele

white security camera on post
Pawel Czerwinski / Unsplash

La chiesa maronita dei Santi Pietro e Paolo di Nahariya è stata profanata da individui non identificati il 1 novembre, durante la festa di Ognissanti.

I fedeli della comunità cristiana di Nahariya hanno scoperto domenica statue rotte e immagini religiose vandalizzate all'interno dell'edificio. Gli autori dell'attacco si sono introdotti nei locali, danneggiando e distruggendo il contenuto e ledendo il carattere sacro del luogo.

L'Arcieparchia maronita di Haifa ha espresso il proprio scontento e la propria profonda indignazione, definendo l'accaduto come un attacco grave e inaccettabile. Secondo l'Arcieparchia, l'atto non ha colpito solo i beni della Chiesa, ma soprattutto il carattere sacro di un luogo dedicato al culto e il diritto dei fedeli di praticare la propria religione liberamente, in sicurezza e con dignità. La dichiarazione sottolinea che i luoghi di culto, indipendentemente dalla confessione o dalla religione, devono essere protetti da violenza, vandalismo e profanazione, poiché tali azioni contravvengono ai principi umani e morali fondamentali e ai valori di coesistenza e rispetto reciproco.

L'Arcieparchia maronita di Haifa ha chiesto alle autorità competenti e ai servizi di sicurezza di assumersi le proprie responsabilità, agendo immediatamente per condurre un'indagine. L'organizzazione sostiene che i responsabili debbano essere identificati, catturati e portati in tribunale per essere sanzionati secondo la legge. È stata inoltre richiesta l'adozione di misure necessarie per proteggere il luogo di culto e prevenire nuovi episodi simili.

Nonostante l'aggressione, la comunità cristiana ha dichiarato che non si lascerà dissuadere dall'esercizio del proprio diritto inalienabile alla preghiera e al culto. I fedeli continueranno a utilizzare la sala per le proprie preghiere con fede, determinazione e serenità, mentre attendono l'esito della procedura giudiziaria e l'arresto dei responsabili. L'Arcieparchia ha precisato che il perdono non significa tacere di fronte all'aggressione e che ricercare la giustizia è un dovere a cui non si può sottrarre, pur rimanendo fermi in una missione fondata su amore, pace e dignità umana.