Chiesa nel mondo · 8 ottobre 2026
Il vescovo e diversi sacerdoti sono stati accerchiati e aggrediti da una folla
Il vescovo Roman Pindel e alcuni sacerdoti sono stati accerchiati e aggrediti da persone violente che hanno urlato imprecazioni e scosso i religiosi. L'incidente è avvenuto domenica 4 ottobre presso la parrocchia di San Lorenzo a Grojec.
Gli scontri sono iniziati dopo che il vescovo ha iniziato a leggere una dichiarazione riguardante la rimozione del parroco Józef Zborek durante un momento di adorazione del Santissimo Sacramento. Per evitare l'escalation, il vescovo e i sacerdoti Marek Studenski e Stanisław Morawa si sono spostati nella sacrestia, dove sono stati intercettati da un altro gruppo di persone aggressive. I presenti hanno urlato, imprecato e tirato i sacerdoti per le braccia, spingendoli nuovamente all'interno della chiesa e bloccando loro la strada per diversi minuti.
La situazione si è conclusa con l'intervento della polizia, che ha condotto i sacerdoti in un locale adiacente alla chiesa. Intorno all'una di notte, il vescovo Roman Pindel, il vicario generale Marek Studenski, il direttore del dipartimento di pastorale generale Piotr Hoffmann e il decano Bogusław Wądrzyk sono stati liberati. In presenza di negoziatori della polizia della regione di Małopolska, il vescovo ha spiegato alla folla che la decisione di rimuovere il parroco Józef Zborek è stata confermata dalla Santa Sede ed è definitiva.
Il vescovo ha precisato che, per proteggere la privacy di Józef Zborek, solo l'interessato può fornire informazioni sulle cause della rimozione. In una dichiarazione precedente, la diocesi ha spiegato che il parroco è stato rimosso a causa di gravi irregolarità accertate e provate nello svolgimento del suo ufficio. È stato riferito che sono state applicate le procedure del diritto canonico e che il sacerdote ha avuto pieno diritto alla difesa, ricorrendo a tutte le istanze della Santa Sede.
La diocesi ha comunicato che il Dicastero per il Clero ha confermato la correttezza della decisione del vescovo e che il procedimento è stato concluso definitivamente dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Le autorità diocesane hanno dichiarato che la decisione non deriva da antipatie personali, ma dalla responsabilità verso la Chiesa, chiedendo alla comunità di accettare la risoluzione in uno spirito di fede e unità.