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Chiesa nel mondo · 28 settembre 2026

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Il Papa difende l'uguaglianza umana e la pace presso l'Unesco

brown brick house under blue sky during daytime
Jaakko Kemppainen / Unsplash

Il Papa León XIV ha tenuto un discorso presso la sede dell'Unesco per sostenere la sacra uguaglianza di ogni essere umano e tracciare un percorso verso la pace.

Il pontefice ha descritto l'Unesco come un interlocutore privilegiato per il bene comune e un luogo di riflessione sulla storia e il futuro dell'umanità. Ha rinnovato l'impegno di collaborazione della Santa Sede con l'organizzazione, sottolineando che l'educazione, la scienza e la cultura non possono essere promosse senza valorizzare la vita di uomini e donne. Il discorso si inserisce in un contesto di rischio per la continuità dell'organismo a causa di tagli che Donald Trump intende implementare, in prossimità del settantacinquesimo anniversario dell'ingresso della Santa Sede nell'istituzione.

Affrontando la questione dell'identità umana, il Papa ha affermato che ogni persona è innanzitutto un figlio, poiché nessuno sceglie di nascere. Ha sottolineato che tutti nascono nudi e bisognosi di cibo, parole, cure e affetto, definendo questa condizione come una povertà di nascita che nutre corpo e spirito. Ha avvertito che dimenticare queste circostanze trasforma la vita da un dono a un prodotto suscettibile di sfruttamento, separando l'esistenza dalla storia condivisa.

Il pontefice ha collegato la bellezza della libertà alla giustizia, sostenendo che la libertà si sfigura quando diventa violenza o sete di potere. Ha condannato la guerra come la più terribile delle opere umane, denunciando come la scienza venga talvolta messa al servizio di una volontà inumana di uccidere e distruggere. Ha ricordato che, poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è lì che devono essere costruiti i bastioni della pace, aggiungendo che i trattati non sono sufficienti senza una cultura di pace basata sulla virtù della giustizia.

Infine, il Papa ha discusso le sfide poste dalla tecnologia e dall'intelligenza artificiale, chiedendo che queste rimangano al servizio della persona e non diventino strumenti di dominazione. Ha evidenziato il paradosso per cui si attribuisce intelligenza ai sistemi informatici mentre si fatica a riconoscere la dignità inalienabile delle persone, spesso giudicate solo in base all'efficienza. Ha concluso affermando che la dignità umana non dipende dalle capacità né viene distrutta dalla malattia, richiedendo cure amorevoli in ogni fase della vita.