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Chiesa nel mondo · 3 novembre 2026

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Caos notturno al Tribunale Costituzionale: proteste, ritorno del presidente e reazioni dei vescovi

A church with a white steeple on a clear day
Kate Tweedy / Unsplash

Venerdì sera si sono verificati eventi senza precedenti presso la sede del Tribunale Costituzionale a Varsavia, caratterizzati da un'intensa presenza di forze dell'ordine, da manifestazioni di protesta e dall'intervento diretto del capo dello Stato. La situazione è degenerata in un conflitto istituzionale che ha coinvolto le massime cariche dello Stato e ha suscitato forti reazioni da parte della gerarchia ecclesiastica.

Il punto di rottura è stato l'ordinanza emessa dalla giudice Anna Korwin-Piotrowska, che ha disposto la sospensione dall'incarico del presidente del Tribunale, Bogdan Święczkowski. La magistrata ha giustificato la propria decisione citando un possibile pericolo per la vita e la salute dei giudici e del personale, nonché il rischio di turbativa dell'ordine pubblico. Immediatamente, le forze di polizia e il Servizio di Protezione dello Stato hanno circondato l'edificio. La Questura di Varsavia ha dichiarato che gli agenti stavano eseguendo "attività previste dalla legge", sebbene inizialmente non si trovassero all'interno del palazzo. Il fondamento giuridico di tale misura è stato contestato dal professor Marcin Matczak, il quale ha sottolineato l'illegalità della decisione, argomentando che la giudice avrebbe potuto sostituire il presidente solo in caso di sua impossibilità a agire, condizione che in questo caso è stata creata artificialmente dall'ordinanza stessa.

Poco dopo le 20:00, Bogdan Święczkowski si è presentato alla sede, ma gli è stato negato l'accesso poiché il suo badge risultava disattivato. Ha affermato di essere il legittimo presidente e ha accusato la giudice Korwin-Piotrowska di usurpare il potere. Davanti all'edificio si è radunata una folla di manifestanti, tra cui importanti politici dell'opposizione come Jarosław Kaczyński, l'ex premier Mateusz Morawiecki e l'ex presidente del Tribunale Julia Przyłębska. I presenti hanno cantato l'inno nazionale e la "Rota", gridando slogan contro il governo. La tensione è esplosa quando i dimostranti hanno tagliato la catena di sicurezza del cancello, permettendo a Święczkowski, Kaczyński e Piotr Gliński di entrare nel cortile, sebbene la polizia abbia bloccato il loro accesso all'edificio. Tre altre persone sono state arrestate per aver saltato la recinzione.

L'escalation ha costretto il presidente Karol Nawrocki a interrompere la sua visita in Senegal e a tornare in Polonia. Nella notte, intorno all'1:00, il capo dello Stato si è recato personalmente al Tribunale. L'ingresso è stato turbolento e, secondo alcune relazioni, si è verificato un incidente fisico tra il presidente e i giudici all'interno. Nawrocki ha dichiarato di non riconoscere le azioni interne come legali, definendo gli attori "usurpatori" e chiedendo il ripristino immediato dell'ordine giuridico.

Le reazioni politiche sono state divise. Il premier Donald Tusk ha sostenuto le misure come un dovere per ripristinare lo Stato di diritto dopo anni di illegalità. Jarosław Kaczyński ha definito gli eventi un "colpo di Stato" contro il Tribunale, avvertendo che si tratta di un passo verso un "Stato poliziesco" e l'autoritarismo. L'ambasciatore polacco in Romania, Paweł Soloch, ha rassegnato le dimissioni in segno di protesta.

La Chiesa ha risposto appellandosi all'unità e alla pace. Il cardinale Konrad Krajewski, arcivescovo di Łódź, ha suggerito durante la messa domenicale che potrebbe essere necessario il digiuno per la situazione nazionale. L'arcivescovo di Varsavia, Adrian Galbas, ha chiesto ai fedeli di pregare per la patria, per la pace sociale e per la saggezza e l'umiltà dei governanti, invocando l'intercessione di Maria Regina di Polonia.