Chiesa nel mondo · 8 ottobre 2026
Papa Francesco spera che la Giornata Mondiale della Gioventù di Seoul ispiri i giovani a portare la fede nel mondo
Il Papa ha tenuto un discorso durante la sua udienza a Roma, rivolgendosi ai giovani partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù di Seoul. Ha ringraziato gli organizzatori e ha elogiato l'Istituto Pontificio Coreano per i suoi 25 anni di servizio alla Chiesa in Corea e alla Chiesa universale. Ha ricordato le radici storiche del cristianesimo in Corea, nate da una ricerca sincera della verità e dallo studio dei testi sacri, che hanno portato alla formazione di comunità cristiane. Il Papa ha sottolineato due parole chiave: memoria e speranza. La memoria cristiana non è nostalgia, ma gratitudine per ciò che Dio ha compiuto e responsabilità verso il presente. La speranza non si basa solo sull'ottimismo, ma sulla fede nella Resurrezione di Cristo e sulla certezza che le tenebre non avranno l'ultima parola. Ha poi lodato la resilienza del popolo coreano di fronte a persecuzioni, guerre, povertà e divisioni, affermando che questa forza, illuminata dal Vangelo, trasforma le difficoltà in opportunità di crescita spirituale.
Ha citato l'esempio di Thomas Choe Yang-op, che ha trascorso 11 anni viaggiando per raggiungere comunità cristiane isolate, diffondendo la parola di Dio e consumandosi nella servizio. Il Papa ha invitato i credenti ad avvicinarsi ai soli, sostenere i stanchi, cercare chi è lontano e praticare il perdono e il dialogo con coraggio. Ha ricordato che le opere di bene non sempre ricevono riconoscimento, ma costituiscono la base per rendere più credibile l'annuncio del Vangelo. Ha sottolineato che la fonte di questa forza è l'amicizia con Gesù Cristo, invitando a nutrirla attraverso l'Eucaristia, la lettura della parola di Dio, la preghiera e il silenzio davanti al Signore. Ha inoltre esortato a trasformare le differenze di esperienza e specializzazione in forza per una Chiesa che ascolta e accoglie gli altri, lontano dal competitivo. Ha dedicato particolare alla questione della divisione in Corea, invitando a essere costruttori di pace attraverso l'ascolto, il perdono e la scelta della unità.
Ha concluso auspicando nuove opportunità di incontro e la diffusione libera del Vangelo di pace in Corea e nel mondo. Ha ricordato che la Corea, un tempo terra di missioni, è oggi terra di missionari, frutto della fede e delle sacrificazioni delle generazioni precedenti. Ha infine incoraggiato i giovani a non temere di seguire Cristo, poiché questo non limita la libertà ma la realizza pienamente, e ha invitato i fedeli a essere forti nella fede, generosi nella carità, fermi nella speranza e a non stancarsi di fare il bene, sapendo che ogni azione compiuta con amore non sarà mai vana davanti a Dio.