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Cultura e idee · 4 ottobre 2026

La Santa Sede chiede alle Nazioni Unite una lotta più concreta contro il razzismo

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Linus Mimietz / Unsplash

Il nuovo osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, arcivescovo Christophe-Zakhia El-Kassis, ha parlato il 28 settembre durante una sessione di alto livello dedicata al venticinquesimo anniversario della Dichiarazione di Durban e del Programma d'Azione.

L'arcivescovo ha affermato che ogni teoria o forma di razzismo e discriminazione razziale è moralmente inaccettabile. Ha osservato che la situazione relativa al razzismo, alla discriminazione razziale, alla xenofobia e alla relativa intolleranza non è migliorata e potrebbe anzi essere peggiorata, mentre i flussi di popolazione continuano a crescere e il mescolamento delle culture e la multietnicità sono diventati fatti sociali.

Le Nazioni Unite hanno adottato la Dichiarazione di Durban e il Programma d'Azione nel 2001 come piano globale per contrastare razzismo, xenofobia e intolleranza. L'osservatore permanente ha ricordato che la dignità della persona umana, donata da Dio, è decisiva per costruire una vera comunità internazionale in cui sia possibile raggiungere il bene comune. Ha aggiunto che le ideologie materialiste e nazionaliste sono contrarie a questa dignità.

L'arcivescovo ha richiamato anche l'enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV, secondo cui la giustizia sociale deve confrontarsi con l'ambiente plasmato dalle tecnologie digitali. Ha sostenuto che un ordine sociale giusto deve sottoporre l'uso dei dati e delle tecnologie a un controllo pubblico per il bene comune.

Ha inoltre citato la violenza legata alle convinzioni religiose, notando che la Dichiarazione di Durban e il Programma d'Azione indicano esplicitamente tali casi, compresi atti di cristianofobia accanto a islamofobia e antisemitismo. Ha concluso che, nei prossimi anni, il sostegno politico globale deve essere più di una formula e richiede la mobilitazione della volontà politica e la partecipazione attiva della società civile, inclusi i leader religiosi, che possono promuovere cooperazione e contatti tra diversi gruppi razziali.