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Chiesa nel mondo · 29 ottobre 2026

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La musica sacra non deve essere subordinata ai gusti personali durante l'Eucaristia

Two people holding hands on a white table, one wearing a thin ring
Priscilla Du Preez 🇨🇦 / Unsplash

Il papa Leone XIV ha affrontato il tema della musica sacra durante le catechesi di agosto dedicate ai documenti del Concilio Vaticano Secondo, ribadendo che il canto è parte integrante della liturgia e non una semplice decorazione. Il pontefice ha sottolineato l'importanza della partecipazione dei fedeli, il valore del silenzio, il ruolo del canto gregoriano e la necessità di una preparazione adeguata per le persone responsabili della musica durante le celebrazioni liturgiche. Questo intervento ha stimolato una riflessione approfondita da parte dei responsabili della musica ecclesiastica riguardo all'attuazione corretta degli insegnamenti conciliari a oltre sessant'anni dalla loro promulgazione.

Grzegorz Lenart, presidente della Commissione Arcidiocesana per la Musica Sacra, ha osservato che l'attenzione del Santo Padre su questo argomento dimostra come gli insegnamenti del concilio sulla liturgia non siano stati ancora pienamente assimilati dalla comunità credente. Un esempio di questa comprensione incompleta è l'uso dell'espressione "cornice musicale della Santa Messa", che suggerisce erroneamente una separazione tra la liturgia e la musica che la abbellisce. Le istruzioni della Conferenza Episcopale Polacca del duemiladiciassette respingono chiaramente tale interpretazione, affermando che la musica costituisce una componente essenziale e inseparabile dell'azione liturgica stessa, non un elemento esterno aggiunto per ornamento.

Poiché la musica è parte costitutiva della liturgia, la sua esecuzione non può essere casuale o arbitraria. Le letture bibliche, le preghiere eucaristiche, il carattere del tempo liturgico e i canti eseguiti devono formare un insieme coerente e unitario. La musica deve servire la Parola di Dio e il mistero celebrato, evitando di introdurre contenuti estranei alla natura del rito. Questo principio si applica anche alla musica strumentale, ai preludi d'organo e alle improvvisazioni, che devono rispettare il carattere specifico della celebrazione. Le norme liturgiche precisano esattamente quando è opportuno eseguire improvvisazioni o brani organistici, impedendo che tali momenti diventino esibizioni personali slegate dal contesto sacro.

Il silenzio occupa un posto fondamentale in questa visione della musica sacra, poiché il suono non deve soffocare i momenti di raccoglimento. Non ogni istante di silenzio richiede di essere riempito con note musicali, dato che il silenzio possiede un enorme valore spirituale ed è esso stesso parte della liturgia. Il musicista di chiesa non ha il compito di garantire una presenza sonora continua, ma di aiutare le persone a incontrare Dio attraverso un uso sapiente sia del suono che del silenzio. La scelta del repertorio rappresenta un'altra area critica, dove spesso prevale ciò che l'organista sa suonare, ciò che il coro ha imparato o ciò che piace ai committenti, invece della coerenza con il contenuto liturgico.

Questa problematica emerge con particolare evidenza durante le celebrazioni di matrimoni e talvolta di funerali, dove esecutori professionisti privi di formazione liturgica trattano la celebrazione come un semplice incarico musicale. Tali musicisti possono proporre brani di carattere leggero o inadatti al contesto sacro, giustificandosi con contratti già firmati, ma un accordo con un esecutore non può mai avere priorità sulle norme liturgiche. Una distinzione simile riguarda i gruppi di lode, che talvolta trasferiscono nella Santa Messa repertori appropriati ad altre forme di preghiera, dimenticando che una canzone religiosa non diventa automaticamente canto liturgico. Mentre i canti ritmici e gioiosi sono ideali per i pellegrinaggi e la costruzione della comunità, la musica nell'ambito dell'altare deve favorire la preghiera, la contemplazione e l'ingresso nel mistero celebrato dalla Chiesa.

L'uso di melodie profane popolari con testi modificati non rende automaticamente un brano adatto alla liturgia, poiché i canti destinati al culto devono essere approvati dall'autorità ecclesiastica competente. Questa verifica riguarda sia i testi che le melodie e non rappresenta un eccessivo rigore, ma la tutela della preghiera della Chiesa contro la dipendenza dall'inventiva individuale o dal gusto personale dell'esecutore. L'Eucaristia, essendo la massima santità per i cattolici, non può essere subordinata a preferenze musicali private né trasformata in un concerto o in uno spazio per sperimentazioni artistiche. È la musica che deve adattarsi alla liturgia, non viceversa, privilegiando nobiltà, semplicità, alta qualità e testi radicati nella Scrittura e nella Tradizione.